I malpensieri di un plebeo reazionario e populista

– Triste spettacolo: vecchi personaggi del clericalismo più acido la cui simpatia per i sistemi comunisti è pari, se non maggiore, di quella dei dirigenti e degli attivisti dell’ex pci, attualmente intruppati nel partito democratico, si sono posizionati – oggi si dice così – sulla linea di partenza  in attesa delle prossime consultazioni politiche che li confermeranno deputati o senatori. Infatti, sono stati inseriti – nonostante l’anzianità di servizio – nel “listone bloccato”, compilato dal vertice per assicurare i notabili e chi ne fa le veci. Attendono fiduciosi, ma impazienti preti e frati “di strada”,  i tanti del clero che preferiscono i centri sociali all’altare: potranno compiacersi fra poco di vedere ancora i loro beniamini seduti nelle aule parlamentari.

– Gli amanti della Costituzione repubblicana hanno dato un segno di quanto poco rispetto abbiano per la loro “Carta” lasciando che venisse affidato il suo elogio ad un comico che ha fatto ricorso all’ampollosità di un declamatore carducciano cercando  di alleggerirla con le battute pseudoumoristiche utili soltanto a chi vuole assicurare il successo di uno spettacolo-comizio. Nessuno ha rilevato che, data la solennità e la delicatezza del  tema, erano necessarie le severe argomentazioni di un giurista in grado di celebrare la Carta costituzionale rispondendo alle serie obiezioni di studiosi e di politici non inclini alle chiusure settarie.

– Alla domanda (provocatrice?) se sarebbero tornati in Italia dopo i 15 giorni concessi loro dal tribunale indiano accanitosi nel volerli giudicare per un reato non commesso, i due marò Latorre e Girone, hanno risposto con una prontezza che nascondeva, ma non troppo, sorpresa e anche indignazione: “Se torneremo in India? Certo: noi abbiamo una parola sola ed è parola di Italiani.” A molti questa risposta ha ricordato le parole di un altro impavido italiano, eliminato da infami assassini: “Vi faccio vedere come muore un patriota.”

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