Libertà responsabile e solidale contro l’egualitarismo

E’ un conservatore americano il professore Harvey Mansfield, esponente della scuola di Leo Strass: un nostalgico della vecchia costituzione americana. Se fosse mosso soltanto dal rimpianto per i padri fondatori ed i loro testi, il suo pensiero non darebbe alcun contributo alla battaglia delle idee.  Mansfield, però, ha il merito di guardare il mondo con attenzione critica e di accorgersi dei guasti e delle ferite che lo consumano e lo debilitano.

La sua analisi è rigorosa. Ai teorici dell’illuminismo e del positivismo che hanno aperto la strada al caos, sono succeduti gli “scienziati sociali” e gli “scienziati politici” erettisi tutori dei partiti “liberal” e dei loro agitatori che hanno invaso università, giornali e televisioni. Già al tramonto del Novecento lo studioso rumeno Joan Culianu aveva denunciato il degrado dell’intelligenza nei centri di studio e di ricerca causato dall’invasione delle ideologie di sinistra.

I nuovi vandali insistono nell’asserire che il loro scopo è difendere lo spazio della autonomia intellettuale, ma non può sfuggire agli spiriti accorti come i margini della libertà si ristringano sempre di più fino a ridursi nel campo della politica – principale punto di osservazione di Mansfield – alle diatribe dei partiti e alle imposizioni e grassazioni dei gruppi che detengono il vero potere. E ci spinge sino a presentare le campagne elettorali e le operazioni di voto come il punto più alto della partecipazione alla vita sociale. La persona riflessiva, tuttavia, sa scorgere l’inganno insito in tale discorso del tutto contrario alla realtà. La “scheda”, infatti, celebrata alla stregua di un rito laico, è soggetta a manipolazioni e condizionata da gretti interessi contrabbandati come vantaggi e conquiste a favore della comunità.

L’attuale “movimento progressista”, che spadroneggia al di qua e al di là dell’oceano, impedisce lo sviluppo della consapevolezza civica, unica garante della libertà. Con il progressismo imperante la democrazia moderna appare in tutto il suo potere mistificatore perdendo – è il giudizio del docente di Harvard – ciò che di buono aveva quella dell’antica Grecia e riducendosi a “produrre una mente servile e una società altrettanto servile”. L’egualitarismo – un portato del progressismo – in pratica, mette al bando la libertà appesantendo il sistema di schiavitù, ottundendo la volontà e serrando inevitabilmente la persona entro il recinto del totalitarismo. Ne consegue che l’opportunismo e il conformismo finiscano per costituire il mastice tra la massa e i suoi capi.

Nella requisitoria di Mansfield non si può tacere un limite, non di poco conto: l’aver ignorato completamente il fattore essenziale della solidarietà che non può disgiungersi dalla libertà. Non si vuole scrivere una nuova “Apologia pauperum”, sull’esempio di frate Bonaventura, ma è sicuro che non si può “insegnare ai poveri ed a coloro che appaiono vulnerabili ad essere indipendenti” – come suggerisce l’accademico d’oltreoceano – se li si pone e li si dimentica ai margini.

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